Don Dario
Don Dario
“Il Signore dà le uova a chi alleva le galline.”
Don Dario Ciani è nato nel 1945 a Tredozio.
Nel dicembre 1975, dopo un’intensa attività sociale a Forlì, diventa parroco di un piccolo borgo abbandonato ridotto in macerie, la cui chiesa era usata come fienile. Rimirando le macerie, spontaneo veniva a don Dario il confronto con la condizione umana d’abbandono e di disgregazione. Inizia l’avventura di Sadurano.
“Era un luogo disabitato e dimenticato. Abbiamo costruito la casa ed il lavoro intorno, e abbiamo scommesso sull’utopia della normalità”.
Da chi guarda solo da lontano, Sadurano è stata superficialmente ed erroneamente identificata come la comunità per ex tossicodipendenti. In realtà Sadurano è molto di più. Sadurano è un espressione del popolo che agisce con tutte le proprie risorse affrontando i bisogni. Don Dario da sempre è portatore sano di una vocazione ostinata alla difesa dei più deboli (tra cui i carcerati, i tossici e i malati mentali). Ecco perché Sadurano è anche un luogo di accoglienza e solidarietà.
“Abbiamo dato un futuro a diverse centinaia di persone. Molti bambini sono nati e chi è morto lo ha fatto in pace”.
Oggi Sadurano è un pezzetto di società restaurata nei rapporti fra uomo e uomo, uomo e ambiente, uomo e lavoro.
17.04.2011
Don Dario celebra la Domenica delle Palme dalla Casa Circondariale di Forlì - diretta su Radio Maria
Don Dario Ciani, che è anche cappellano del penitenziario, ha celebrato la messa della Domenica delle Palme dalla Casa Circondariale di Forlì trasmessa in diretta sul network internazionale di Radio Maria.
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22.12.2010
Un augurio grande, grande ed un piccolo passo avanti, anzi… indietro!
Natale 2010: un augurio grande, grande ed un piccolo passo avanti, anzi… indietro!
Chi non ricorda Lucio Dalla, quando cantava “L’anno che verrà…” e diceva: “sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno…”?
Non che allora, come oggi, qualcuno poteva illudersi che sarebbe andata così, ma una piccola luce di speranza, da qualche parte, dovrà pur esserci.
Intanto, Natale basterebbe celebrarlo una volta all’anno, con verità ed una certa coerenza, almeno dai credenti-cristiani, perché da questo giorno possa aver inizio una festa capace di illuminare di speranza tutto l’anno.
Sì, perché Natale celebra l’ingresso dell’Altro (Dio) nella nostra storia; per cui, una volta che il divino si è congiunto all’umano, l’uomo porta impresso in sé, nella storia e nel senso della sua esistenza, il dono di congiungersi, se lo vuole, alla vita divina, a Dio, da ora e per l’eternità.
Da una lettura teologica del Natale di Gesù, non può che emergere una verità di fede, che, per chi crede, basta ed avanza per far festa tutto l’anno, anzi per l’eternità.
Ma, dal punto di vista razionale, a chi non piacerebbe vivere tutto l’anno, ancor più tutta la vita, in un clima di festa?
Perché questo non succede?
Perché c’è tanta rabbia in giro, tanto “malcontento”, tanta violenza, tanta arroganza, tanto disgusto e tanta noia?
Se non si tiene conto dell’altro, si rimane soli e da soli non si dà e non si riceve gioia! Senza una relazione positiva con l’altro e una relazione che abbracci tutta la vita dell’altro, compresa la sua relazione con me, non c’è proprio nulla di cui essere contenti e di cui gioire insieme.
A questo punto della storia umana e nella nostra personale esistenza, o ci si dichiara “perduti” o ci si affida all’unica speranza che il Natale, tanto bistrattato con consenso dei credenti, ci mette davanti: la riscoperta dell’altro, come parte integrante di ciascuno di noi. Consapevoli che è la paura ad alimentare l’arroganza di prevalere sull’altro, conviene arrendersi all’evidenza che l’altro è parte di me, che è la relazione fra noi a far esistere me, a far esistere lui.
Ogni relazione positiva è infatti motivo di gioia e la gioia comune si esprime con la festa e la festa produce altra gioia.
Bello, no?! Da dove ripartire allora?
Penso si debba ripartire, per andare avanti, dal fare tutti un passo indietro. A Natale, penetri nel cuore e annaffi i ruvidi e rinsecchiti pensieri il richiamo al coraggio del dubbio di fronte ad ogni altro con cui relazionarsi, in maniera positiva e mai più con paura.
Ci vuole coraggio ad accettare il dubbio di aver sempre ragione, soprattutto con chi ti vive accanto e che pensi di conoscere bene.
Ci vuole tanto coraggio a dire “forse mi sono sbagliato! Sicuramente, mi sono sbagliato e ti chiedo scusa!”
Un buon Natale può cominciare col chiedere scusa a qualcuno, a cui si vuole bene e con cui si ha a che fare tutti i giorni. Pensare positivo fa bene e produce gioia. La gioia di un giorno, perchè non può essere moltiplicata per tutti i giorni dell’anno? Un Buon Anno, pieno di coraggio, a tutti, chè chiedere “scusa” ogni giorno diffonde gioia tutt’intorno!
Don Dario
23.03.2010
Buona Pasqua, perché?
Se mi auguri Buona Pasqua dovresti almeno dirmi perché!
Perché nella Pasqua, celebrata in Verità, si può scoprire che c’è un Amore più grande di ogni colpa.
Solo l’Innocente può perdonare, senza aver bisogno di essere perdonato.
Proprio di fronte alla colpa di chiunque, noi cosa diciamo? Ci sentiamo interpellati?
Lo siamo realmente e come credenti. Ebbene cosa diciamo?
Scegliamo la durezza o la misericordia?
Ci mostriamo inflessibili o di manica larga?
Un detto antico recita così: “Se vuoi conoscere i peccati di un uomo, guarda contro chi punta il dito!”
È esattamente la sfida che lancia Gesù ad ogni lettore del Vangelo, perché non accada mai che il male dell’altro divenga pretesto per non vedere il mio.
All’amico, che mi ha posto la domanda provocatoria sul perché della Pasqua e sul significato dell’augurio in questa circostanza, poco importa della Pasqua degli ebrei e del loro passaggio dalla schiavitù d’Egitto alla libertà, poiché si trova in carcere e ci dovrà stare parecchio tempo.
La cosa che più gli preme è non essere lasciato solo nella sua rabbia e nella sua solitudine in un carcere sovraffollato. Provoca me perché non ha nessuno vicino, l’unico affetto che aveva lui stesso l’ha distrutto.
Che fare? Proverò a stargli vicino, ad interessarmi a lui, ad accompagnarlo nelle sue vicende giudiziarie, a trovare un avvocato che non chieda troppi soldi e che gli faccia fare un processo dignitoso, senza una sentenza già scontata. Cercherò di dargli forza per scrivere almeno una lettera, per chiedere perdono del suo gesto. Proveremo a camminare insieme e se… sarà Pasqua per lui e … anche per me.
Di storie come questa ogni giorno in carcere ne incontro tante.
Chi può dire di non conoscerne di simili nei suoi percorsi quotidiani?
È notte fonda, sto scrivendo queste note… Una telefonata mi interrompe. È un giovane tunisino in Italia dagli anni ottanta, sposato con cittadina italiana, con una figlia italiana, titolare di una ditta che fatturava oltre un milione di euro.
Dal mese di maggio del 2008 aspetta il permesso di soggiorno a cui ha pienamente diritto secondo la legge… ma è costretto a vivere, nascondendosi, come un morto che cammina. Questo accade in Italia, oggi! Ha bisogno di 200 euro domattina, entro le 10, per non essere messo in strada, perdendo anche l’unico posto letto ancora possibile prima di essere denunciato come clandestino. Vado a portargli 200 euro? Se ci vado, resto senza nulla; se non ci vado, dove va lui a dormire, mentre aspetta, da oltre un mese, l’esito del 5° ricorso per i documenti? Ci vado o non ci vado? Andrò di certo, ma condividendo il suo sconforto e anche la sua rabbia. Questo non va bene. Ecco, anch’io ho bisogno di fare Pasqua.
La volete sapere l’ultima? Un ragazzo poco più che maggiorenne, un giorno, si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Da altri viene commesso un grave delitto, lui viene condannato per favoreggiamento di gruppo a 10 anni. Me lo seguo da subito, vista la giovane età. Facciamo le scuole medie, poi anche ragioneria fino al diploma. La Cooperativa San Giuseppe lo fa lavorare con profitto nel laboratorio di assemblaggio in carcere. Ora, a poco più di dieci mesi dal fine pena col parere favorevole della Direzione del Carcere, del Magistrato di Sorveglianza, cerco per lui un lavoro all’esterno per preparare il reinserimento. Lo trovo, mi sembra il posto adatto e fra due giorni l’udienza del Tribunale l’avrebbe autorizzato e invece… un certo ufficio ha talmente terrorizzato i datori di lavoro, che questi hanno ritirato la disponibilità.
Mi aiutate a trovargli un altro posto di lavoro, per favore. È urgente, è indispensabile per il suo futuro. Un’azione positiva che ci farà contenti tutti come una “Pasqua”!
In questi giorni, la Regione ha deciso di rendere pubblica un’esperienza che si vive in Sadurano da due anni e che in antecedenza aveva trattato, per la delicatezza del progetto, col massimo riserbo. La notizia, con ampia descrizione è apparsa su La Repubblica di sabato 13 marzo con una ricaduta sui quotidiani locali i giorni successivi.
A seguire, hanno visitato Sadurano sia la Rai col Tg3, che Mediaset con Canale 5.
Si tratta di una delle azioni che Sadurano ha sempre svolto: accoglienza ed inserimento di persone con situazioni di disagio e di emarginazione, anche per passate esperienze burrascose in tema di giustizia o di malattia psichiatrica.
Ciò che sta creando interesse ed un certo clamore è il fatto che un gruppo di 18 persone provengono tutte dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia. Si tratta di persone che, dopo un certo percorso in Ospedale, in forza dei permessi della Magistratura preposta, proseguono il percorso riabilitativo presso di noi per prepararsi, con accompagnamento individuale e specialistico, al rientro nei propri luoghi di origine o di destinazione.
Perciò, fermiamo gli allarmismi che sorgono attorno alla figura dei “matti” pericolosi.
Chi non conosce la realtà rischia di parlare solo per pregiudizi.
Le persone che a Sadurano vengono accolte sono ritenute perfettamente adeguate all’esperienza che qui si propone e gli operatori preposti sono tutti qualificati ed in grado di valutare senza interruzione ogni minima necessità d’intervento.
Sadurano è stata valutata infatti, sul settore specifico, “un’eccellenza regionale”.
Infine, per dirla schietta, se con l’esperienza di Sadurano si riesce ad aprire una piccola breccia nel girone infernale degli OPG nazionali, sarà un peccato in meno per tutti e questa Pasqua 2010 sarà ricordata come l’alba di un nuovo giorno anche per i “matti”.
Gli amici di Sadurano mica vorranno tirarsi indietro proprio quando si tocca il fondo della miseria umana, per imparare finalmente cosa voglia dire “resurrezione”.
Caro amico, che vuoi sapere cos’è la Pasqua e perché l’augurio è vero per te come per me, ecco un ultimo raggio di luce.
Il 17 marzo, nel giorno del mio 65° compleanno, ho celebrato in Duomo la Messa per il funerale di un caro amico mio e di Sadurano: Francesco Giuliari, pittore; un grande regalo conoscerlo per me e per tutti.
Ricordo i nostri incontri, i calorosi abbracci, le tenere carezze della sua bella barba bianca… ed i discorsi sereni sulle comuni premure. Rapiti di ammirazione per le sue tele immense, ci siamo tutti nutriti della sua arte e tutti vi abbiamo cercato con avidità la ricerca della perfetta bellezza ed i particolari della sua arguta e sagace ironia.
Ci attirava ogni volta la forza della sua dolcezza e la signorilità dei suoi gesti e delle sue parole. Questo suo ricordo è molto bello, ma a me non basta.
Voglio sentire l’abbraccio del suo affetto e della sua amicizia che mi inonda quando devo incoraggiare gli altri e invitarli ad andare oltre le apparenze per trovare la vera bellezza del cuore umano.
Francesco amava raffigurarsi nei personaggi delle scene che dipingeva. Sono certo che nella scena della crocifissione lui si raffigura nella faccia del “buon ladrone” per guardare in faccia e da vicino l’Innocente e poter dire con fiducia “Gesù, ricordati di me!”. L’Innocente certamente a lui risponderà: “in verità, oggi sarai con me in Paradiso!”.
Specchiarsi nell’Innocente e non veder più l’immagine deformata di un uomo, ma il volto sereno e lavato dal pianto di un Figlio perdonato: Questa è Pasqua vera e per sempre!
…quindi Buona Pasqua a tutti
Don Dario


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